giovedì 31 gennaio 2013

Liberiamo una ricetta - i biscotti che fanno bene

(ebbene sì, spezzo questo luuungo silenzio per una iniziativa bella&buona che non mi voglio assolutamente perdere! Poi ripiomberò nell'oblio, o forse no, chissà. Tutte le info le trovate qui)

I biscotti sono buoni, in generale.
Quelli fatti con le nostre sante manine a volte lo sono meno, salvo che le manine siano veramente ma veramente abili ed esperte.
Quelli fatti con le nostre manine e con pretese di leggerezza e salubrità (ehm, forse non si dice...) in genere il livello di golosità scende tristemente: inzia a togliere burro, uova, zucchero, cioccolato e compagnia bella e ti ritrovi con una robina taaaaanto sana...e insipida.

Diciamo che questi qua sono un buon compromesso fra gusto e leggerezza, una ricettina collaudata dopo prove e riprove, in cui cercavo di replicare i famosi biscotti ai cereali del famoso Mulino.
Mentirei se dicessi che sono ugualissimi, ma come dicevo, è un buon compromesso.
E poi hanno dentro la farina integrale, l'avena, la frutta secca, che fanno bene al pancino di grandi e piccoli (i miei piccoli però li snobbano e preferiscono i biscotti famosi con le gocce di gioccolato, vi avverto).

Detto questo, ci servono:

150 gr. di fiocchi d'avena
150 gr. di farina integrale
100 gr. di burro
100 gr. di zucchero di canna
mezza bustina di lievito per dolci
una bustina di vanillina
1 pizzico di sale
a piacere si può aggiungere frutta secca tritata (io ho un rapporto morboso con le noci), uvetta, gocce di cioccolato (e va beh, lì la leggerezza va a farsi benedire, ma fate voi) ecc.

Tutto pronto.

1 - Mettete i fiocchi d'avena nel robot da cucina e frullateli un pochino: non troppo poco perchè altrimenti non si amalgamo agli altri ingredienti, non troppo perché se diventano farina i biscotti non risulteranno croccantini. Un pochino, insomma (chiaro, nevvero???).
Unite tutti gli altri ingredienti e amalgamate nel robot per pochi secondi, giusto per creare il composto (se amate impastare o siete puriste fate pure a mano, vi avverto, è una palla).


2 - Mettete l'informe blob in una ciotola e formate un panetto compatto lavorandolo velocemente: vi avverto, incontrerete qualche difficoltà perché tenderà a sbriciolarsi, se proprio state per buttare tutto dalla finestra aggiungete un goccino d'acqua..in ogni caso quando il burro inizia a sciogliersi andrà meglio.
Formate una o due pallette e mettetele una mezz'oretta in frigo, l'impasto sarà più lavorabile.



(Il ciccione appallottola con me)

3 - Tirate fuori le pallottole, brandite il mattarello e stendete l'impasto: consiglierei di spolverare il piano di lavoro di farina (e pure il mattarello), oppure di mettere l'impasto fra due fogli di carta forno.
Non fatelo troppo sottile, che un po' consistenti sono buoni!
Sbizzarritevi con le formine (le mie erano appena state usate con il didò, ma sono ancora viva)!


4 - Infornate a 180° per una quindicina di minuti, finché i biscotti saranno dorati, e metteteli a raffreddare su una gratella. All'inizio vi prenderà un coccolone perchè sembreranno mollicci, ma raffreddandosi diventano belli croccantini. Mangiatene un paio e conservate gli altri in una scatola di latta.


Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web

giovedì 14 giugno 2012

Festeggiamenti, ancora!

(sperando che il marito si sia ricordato di portarli all'asilo, stamattina)

E oggi festeggiamo la fine del primo anno di asilo nido di Giulio.
Un anno fatto di giochi e opere d'arte (quadri impressionisti con colori naturali tipo spinaci e barbabietole, per lo più), scontri di varia intensità con gli altri bambini e segni di morsi e testate, bacilli pericolosi come mine vaganti, merende rubate ai vicini di tavolo e soprattutto urla e sorrisi.

Ho portato un bacarozzo ciccione che a malapena stava seduto e mi ritrovo un ometto che smania per giocare a calcio con i più grandi, pretende di mangiare da solo e riempie di baci bavosi le maestre.
Maestre che confessano di sudare sette camicie per stargli dietro e si lamentano bonariamente dei decibel che riesce a produrre, ma quando lo guardano hanno gli occhi a cuoricino tipo Spank.

E allora grazie, ragazze.

venerdì 8 giugno 2012

L'estate, Peter Pan e l'isola

Finisce il primo anno di scuola materna, e concludiamo in bellezza con la recita delle avventure di Peter Pan sull'Isola che non c'è: e la Princi per una volta dismette gli abiti di lustrini e si tuffa con entusiasmo in un mondo di pirati, coccodrilli e bimbi sperduti.

E una sera mi trovo a insegnarle una delle più belle canzoni del mondo, così semplice da cantare eppure così piena di ... cose.

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all'isola che non c'è.

Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po' preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un'isola che non c'è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

......

E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te! 

(E. Bennato)

venerdì 1 giugno 2012

Tra le nuvole

Scuola materna, saggio del corso di educazione musicale.
Una decina di bambini e una buffa insegnante dalla voce soprano intonano canzoncine e semplici coreografie a tempo di musica. Corrono se la melodia accelera, ondeggiano se rallenta, segnano il tempo con bastoncine, campanelline, triangoli.
Sono bravini, si impegnano, si muovono coordinati, un occhio all'insegnante e uno alla mamma o al papà fra il pubblico.
C'è una bambina con la maglietta rosa che è quasi sempre in fondo alla fila.
Canta anche lei, ma spesso perde il filo.
Balla anche lei, ma spesso si ferma, lo sguardo in su o perso chissà dove.
Certo che si diverte, si vede, e anche lei cerca spessissimo gli occhi dei suoi genitori - sono brava, vero? - però non segue con impegno e concentrazione lo spettacolo.
Sembra che ogni tanto decolli per atterrare su un altro pianeta. Guarda in su, e forse vede qualcos'altro, oppure sente un'altra musica, chi lo sa.
La mia parte razionale aggrotta le sopracciglia e si rabbuia, si domanda perché la bambina non si lascia coinvolgere completamente dal gioco, perché quello è un gioco, bello e divertente, e i bimbi sono i suoi amici. La mia parte razionale pensa che è distratta, un po' immatura, forse, o forse ha qualche problema di attenzione.
La mia parte emotiva però la guarda affascinata, e si chiede dove la sta portando adesso la sua fantasia: sta correndo su una carrozza verso un castello incantato? Si nasconde in una giungla misteriosa? Naviga su un veliero sfidando le onde del mare?
E' bellissima, quella bambina distratta e un po' assente, con il naso in su e lo sguardo sognante.
E' bellissima e poetica.

E poi ecco...è la mia bambina.

giovedì 24 maggio 2012

Colpo di fulmine

A seguito di un acquisto compulsivo su Amazon, abbiamo scoperto Roald Dahl...ma dov'era stato finora? Perché non sapevo della sua esistenza? Cosa mi sono persa finora!
Adesso filate tutti a leggerlo ai vostri bambini, perché è assolutamente geniale.
Non c'è da aspettarsi la solita storia a lieto fine, colma di buoni sentimenti, né personaggi inequivocabilmente connotati (il buono e il cattivo, il mostro e la principessa ecc.) o insegnamenti morali.
C'è un umorismo nero, un po' grottesco, spesso politicamente scorretto, ma enormemente divertente e pieno di fantasia e invenzioni.
Questi due libri sono consigliati dai 7 anni, ma la mia piccola quattrenne li ha adorati!

La magica medicina, di R. Dahl


Ci sono un nipotino e una nonna, anziana e malata, una nonnina gentile, che sforna torte e racconta storie...ma nemmeno per sogno!!!
La nonna di George è bisbetica, prepotente, dispettosa e viene pure il sospetto che possa essere una strega...!
George è un bravo ragazzo, ma insomma, proprio non la sopporta!
Un giorno che si trovano da soli in casa e deve occupersi di portarle la medicina, decide di prepararle uno sciroppino "speciale" di sua invenzione....e allora sì che le cose cambiano!


giovedì 17 maggio 2012

Leggere per...

.....condividere un momento tranquillo

Con questa foto, sfocata quanto basta ma che io adoro, partecipo a questa bella rubrica di Equazioni (che fa foto molto migliori delle mie!!!)

martedì 15 maggio 2012


Filastrocca di primavera

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,

più dolce la sera.

domani forse tra l'erbetta

spunterà la prima violetta.

Oh prima viola fresca e nuova

beato il primo che ti trova,

il tuo profumo gli dirà,

la primavera è giunta, è qua.

Gli altri signori non lo sanno

e ancora in inverno si crederanno:

magari persone di riguardo,

ma il loro calendario va in ritardo.

(G. Rodari)

giovedì 10 maggio 2012

Senza parole

Eh già, Piumino sembra non avere la benché minima intenzione di spiccicare parola.
Con questo intendo dire che non ha intenzione di apprendere la lingua italiana, perché parla, eccome, nel suo dialetto giappocoreano: a volte si rivolge a me, o a Anna, e si lancia in discorsi accorati e lunghissimi che sembra Perry Mason durante un'arringa, oppure si mette a cantare canzoncine che sembrano uscite da un cartone manga, o ancora si affaccia al suo lettino o alla porta urlando cose.
Ma vai a sapere che diamine vuol raccontare.

Ecco, in italiano dice mamma, pappa e nanna (Anna) e questo basta.

Il fatto è che Piumino si è perfettamente reso conto che con ste tre parole se la cava alla grande, basta modulare adeguatamente volume, tono di voce e linguaggio del corpo!
E lui è capace di farsi capire alla grande con tre parole, quattro sillabe, il viso e le mani.
Io lo trovo assolutamente geniale e esilerante.

Abituata alla mia piccola logorroica, che alla sua età chiacchierava alla grande, la cosa mi sembra strana e curiosa: e devo dire che sono tutt'altro che preoccupata....fosse stato il primo figlio forse sarei andata in paranoia, ma adesso quasi quasi mi auguro che ritardi ancora un po', che poi quando iniziano a parlare non smettono più!!

lunedì 23 aprile 2012

Mamma, leggi ancora! Ancora un pezzettino!

Ormai le nostre sessioni di lettura sono limitate ai ritagli di tempo in cui il piccolo Godzilla dorme, pena la distruzione di qualsiasi oggetto cartaceo.
Per fortuna che dorme parecchio, quindi il tempo lo troviamo.

Abbaiare stanca, di D. Pennac

Mi sono pazzamente innamorata di Pennac una quindicina di anni fa, ai tempi dell'Università, quando sfornava un libro della saga Malaussène all'anno.
Me li bevevo letteralmente, sghignazzando da sola e stupendomi continuamente della sua ironia noir, della sua prosa travolgente, della sua capacità di creare personaggi, scenari e intrecci complessissimi eppure assolutamente affascinanti.
E vogliamo parlare dei Diritti imprescindibili del lettore?
 
E niente, non appena Anna è stata in grado di reggere la lettura di libri "veri" mi sono procacciata qualche titolo di Pennac per ragazzi (ce ne sono diversi!).
 
Questa è la storia di un cane. Un cane comune, bruttarello, nato randagio e vissuto in una discarica finché viene rinchiuso in un canile e successivamente adottato da una famiglia. Ma il lieto fine tarda ad arrivare, prima ci sono parecchie difficoltà da superare, lezioni da imparare, legami da stringere e sciogliere.
 
E' la storia di un cane, narrata da un cane che guarda il mondo e gli esseri umani con i suoi occhi e soprattutto li annusa, li ascolta, si gode le loro carezze e si busca i loro calci. 
E giudica il mondo e gli esseri umani, e li ama, con il suo semplice cuore di cane.
E ci sono avventure, paure, amicizie indistruttibili e amori impossibili, vendette e sorprese.
Ululati e miagolii.
 
Pennac non delude nemmeno quando si rivolge ai bambini: la storia tiene il loro cuore avvinto alle vicende del protagonista, impazienti di sapere cosa succede, se alla fine starà bene, se troverà il porto sicuro di un amore che sia davvero per sempre. E c'è tanto da ridere, perché i comprimari (cani, gatti, umani) sono spassosi, affascinanti, bizzarri.
 
E alla fine, ovviamente, oltre al cavallo di Pippi, Anna vuole anche un cane.
 
Abbaiare stanca. La forza non conta niente nella vita. Saper schivare è quello che conta.

giovedì 5 aprile 2012

Correndo. Troppo.

Ci sono periodi come questo, in cui le ore del giorno sembrano non bastare, e annaspo, corro, faccio e disfaccio programmi e liste di impegni, mi rodo perché non ho avuto tempo, avrei dovuto, avrei potuto, vorrei ma non riesco, mi perdo in cose apparentemente piccole ma che forse piccole non sono, mi arrabbio e non dovrei ma non riesco a evitarlo.

E corro corro corro, il mattino diventa sera in un baleno e si ricomincia.

Ci sono periodi come questo, che bisognerebbe solo uscire al mattino presto per respirare l'aria di primavera, e farsi baciare dal sole e abbracciarsi e rotolarsi nell'erba: le scrivo e sembrano bucoliche banalità, e invece è quello che vorrebbe il mio cuore.  

 E ci sono loro, e le ore che passiamo lontani, e quelle che passiamo vicini ma siamo stanchi, preoccupati e ansiosi. 


Anna che ha imparato a scrivere il suo nome e da un mese disegna solo casette rotonde e colorate.

Giulio che ha imparato a baciare e bacia bacia bacia, e ogni bacio che mi dà mi fa tremare il cuore.

lunedì 26 marzo 2012

Aria di primavera

E' inutile, i bambini devono, DEVONO stare fuori.
Correre, rotolarsi nell'erba, urlare, sudare, sporcarsi fino alla radice dei capelli.
Guardare uno, due, dieci bambini che giocano all'aperto, liberi di scorrazzare senza pericolo è quanto di più bello si possa immaginare...non so, a me da una gioia grandissima, perché mi sembra proprio che sia quello il loro posto. Liberi di toccare, annusare, cadere e rialzarsi, rincorrersi, guardare fino a che lo sguardo riesce a spingersi.

Ieri è stata una giornata come capitano raramente (perché? perché??), con tanti amici riuniti all'aperto a mangiare, chiacchierare e ridere.
Tanti bambini, i bambini che abbiamo avuto dopo aver vissuto tante cose insieme, tanti qualche anno fa...e pensare che pensavamo a tutt'altro che fare figli all'epoca. Alla fine ci divertivamo, come loro.

Tanti bambini, di età diverse ma non troppo, scatenati sotto un bel sole primaverile.
E per una volta, chi se ne frega se non mangia niente, è troppo presa dal gioco.
Chi se ne frega se si rifiuta di fermarsi un attimo a farsi soffiare il naso o a darmi un bacino (non mi ha detto una parola per tutto il pomeriggio!).
Chi se ne frega se la riacchiappo alle sei lurida come un porcellino, e poi devo pulire la doccia con la candeggina che è tutta nera.

Mamma, vorrei scrivere in un quaderno che mi sono divertita tantissimo.

E alle nove stramazza nel letto, e profuma di primavera, il mio amore.

mercoledì 21 marzo 2012

Piccole lettrici crescono

L'influenza ci ha segregate in casa sole solette per sette lunghi giorni, e fra un capriccio e l'altro, un aresol e un antibiotico, un cartone e l'altro una sessione di yoga e l'altra abbiamo avuto tutto il tempo per leggere e leggere e ancora leggere...entrambe spaparanzate sul divano, fra i cuscini, con una calda copertina addosso e magari un biscottino da sgranocchiare.

E ieri sera abbiamo letto l'ultima pagina, ridendo divertite anche se un po' dispiaciute che fosse finito.

Pippi Calzelunghe, di A. Lindgren

Anche se mi spremessi il cervello fino a domani non riuscirei a dire niente di originale e non già detto su questa buffa e imprevedibile bambina con le lentiggini e le treccine rosse.

Pippi è coraggiosa e autonoma: vive da sola ma non ha paura di niente, cucina da Dio e si occupa della casa e gestisce tranquillamente il suo piccolo gruzzolo di monete d'oro!

Pippi è smisuratamente forte: riesce a sollevare un cavallo senza nessuno sforzo! Ma in genere usa la sua forza per difendere sè e gli altri dai cattivi, o per divertirsi un po'.

Pippi è un po' strana: dormire coi piedi sul cuscino o tuffarsi di testa nelle pozzanghere non è roba da tutti.

Pippi è un'amica generosa e leale, non ha pregiudizi né chiusure verso niente e nessuno, è limpida e accogliente come solo i bambini sanno essere quando sono veramente "liberi".

Pippi è anticonformista: non accetta come risposta "questo non si fa perché non sta bene". Lei chiede sempre "perché", e se la risposta non è soddisfacente, beh...

La Princi è una grandissima fan di Pippi: è assolutamente stregata da questo strano mix di trasgressione e positività, e se a volte resta un po' a bocca aperta per certi comportamenti "politicamente scorretti" (ma come, Pippi non va a scuola? e va a letto tardissimo, quando vuole lei? prende a calci nel sedere I POLIZIOTTI? Si arrampica sul tetto?), la generosità e bontà di Pippi sono sempre rassicuranti.
E vorrebbe tanto un cavallo da tenere in veranda e un piccolo Signor Nilsson da coccolare.

Io amo tantissimo Pippi perché è immensamente diversa da tutte le principessine, le fatine, le ballerine, o anche le orfanelle o le povere-ma-belle che riempiono la letteratura per l'infanzia.
Le voglio bene, perché è un modello positivo.

Fatelo leggere ai vostri bambini - e soprattutto alle bambine!

lunedì 19 marzo 2012

Scampati al lazzaretto, come Renzo e Lucia

Preparavo perline e festoni, mi allenavo su dolci e biscotti, scrivevo freneticamente mail e messaggini alle mamme delle amichette-streghe.
Poi è arrivato un carico di bacilli che come un tornado ha investito casa mia, facendoci cadere tutti come birilli: prima il più piccolo e inconsapevole untore, poi Babbo, La Princi, e alla fine, quando già mi congratulavo con me stessa per la qualità delle mie difese immunitarie, io.
E' stata la nostra prima esperienza di malattia condivisa e sinceramente spero anche l'ultima.

Babbo e Anna sono usciti di casa solo un paio di giorni fa, schermandosi dal sole manco fossero vampiri, e i colorito in effetti è proprio quello, verde grigiastro con occhiaia violetta annessa. Dimagriti da far pietà, che un po' mi sono vergognata a mandarli in giro.

Io sono a dieta, quantomeno la settimana di mood moribondo ha aiutato.

Inutile dire che la festa di Anna, rimandata di una settimana e poi di un'altra è miseramente stata cancellata.

piccolo ammalato

Finalmente abbiamo riposto areosol, termometri (stramaledettissimi termometri digitali!!!) e la cassetta dei medicinali...e d'ora in poi spero che annuseremo solo il profumo dei nostri tulipani, che incredibilmente, nonostante le (inesistenti) cure a loro riservate, stanno trionfalmente spuntando in giardino.

giovedì 8 marzo 2012

Di malati e di feste

E mentre Babbo e figlio condividono termometri, areosol e fazzolettini con quasi 80° di febbre in due, io lavoro alacremente (ovviamente di notte) all'organizzazione del party per le piccole streghe...

lunedì 5 marzo 2012

Il nostro primo libro: eccoli qua!!!

Nel week end abbiamo finito di leggere Il mago di Oz e ci è piaciuto così tanto che ci siamo armate di carta e colori e abbiamo fatto un bel ritratto di tutti i personaggi!

I quadrettini del vestitino e Totò sono opera della mamma
(e la Princi ha avuto a che ridire: "Totò sembra una mucca", ha detto.)
Non è bellissimo??? Il mio preferito è lo Spaventapasseri "con tutte le PAGLIE intorno".

martedì 28 febbraio 2012

Il nostro primo libro

Sarò scema, ma sono emozionata!
Io e Anna stiamo per finire di leggere il nostro primo libro!
Ovviamente non intendo i libri di favole o i libretti per bambini piccoli (quelli ne abbiamo macinati centinaia ormai), ma un libro vero, una storia lunga, complessa, tante pagine, che ha richiesto diverso tempo.


Il mago di Oz, di L. Frank Baum
L'ho preso su Amazon tempo fa, insieme a un sacco di altri libri carinissimi, approfittando degli sconti. Avevo visto che era consigliato a partire dagli otto anni, e pensavo di aspettare un po' per tentare la lettura...però ero curiosa (non ricordo di averlo letto, da piccola) e una sera piovosa, Giulione ronfante e noia galoppante, abbiamo aperto la prima pagina.

Devo dire che è leggibilissimo anche per bimbi più piccoli.
In genere le nostre "sessioni" di lettura durano dai 5 minuti (se il nano si sveglia, se la cena brucia, se la nonna telefona) a una mezz'oretta, e la mia piccola lettrice si è sempre bevuta fino all'ultima parola con grandissima attenzione e concentrazione!

Tra l'altro la storia è ben organizzata in capitoli abbastanza brevi, ognuno dei quali si conclude senza lasciare "in sospeso" il lettore...insomma, sembra pensato proprio per lettori in erba!
Lo stile è semplice, scorrevole, assolutamente ben comprensibile e essenziale quanto basta.

E la storia? A noi è piaciuta tantissimo.

Dorothy e il suo cagnolino Totò abitano nel grigio e triste Kansas con gli zii.
Un brutto giorno un violento uragano investe la casetta in cui si trovano la bimba e il cucciolo e la trasporta in volo in un paese sconosciuto, pieno di meraviglie e di pericoli.
Dorothy incontra personaggi incredibili: fate buone e streghe cattivissime, animali mai visti, omini dalle strane abitudini e mostri di tutti i generi...ma soprattutto tre personaggi che diventeranno i migliori amici dei nostri eroi: lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di stagno e il Leone Codardo.
Dorothy fa la loro conoscenza lungo il cammino che la porta verso la Città degli Smeraldi, dove spera di incontrare il Grande Mago di Oz al quale vuole chiedere di rimandarla a casa: ognuno di loro ha un sogno, una necessità, un dono da chiedere al Mago, quindi decidono di affrontare insieme il lungo e pericoloso viaggio, pieno di avventure, che li porterà alla Città degli Smeraldi.

E' una storia di parla di amicizia, di lealtà, di coraggio. E di tante altre cose.
E' una storia divertente e appassionante.

La Princi ha riso tanto, a volte rimane ad ascoltare a bocca aperta, altre volte con l'espressione corrucciata, e altre ancora perfino con gli occhi lucidi.
Dopo ogni sessione di lettura, invariabilmente, passa un po' di tempo a giocare a "io sono Dorothy", parlando con i suoi amici immaginari.

E io penso che alla fine sia questo che dimostra la bellezza di una storia: le emozioni che suscita, i sogni che fa nascere, la fantasia che fa volare.

lunedì 27 febbraio 2012

...vero che sono quasi una ragazza?

Buon compleanno, mia piccola Principessa.
Oggi ci sarà una piccola festa all'asilo, una cena speciale, un regalo.
Ti dirò che sei grande, quasi una ragazza, come dici tu tutta compita, per convincermi a metterti lo smalto.
Ti dirò per la milionesima volta che sei bellissima, e che ti voglio bene come una giraffa dal collo lunghissimo, o come un treno con mille vagoni o come la montagna più alta del mondo.
Ti dirò che non ti lascerò mai mai mai mai.
Quello che non ti dirò è che a volte sei così uguale a me che mi fai rabbia, e paura, e altre volte sei così diversa che mi sembra di non conoscerti.
E non ti dirò che amo immensamente il tuo sorriso, la tua anima lieve e solare, accogliente e piena di fiducia.
Non ti dirò grazie per essere arrivata dal cielo, quattro anni fa, a ribaltare la nostra vita, a ridefinire le priorità e le certezze, a ridisegnare progetti e percorsi, a farci ripartire da zero per mille cose, e riviverle insieme a te.

giovedì 23 febbraio 2012

Come il mare al largo

A volte sottovalutiamo la profondità dei sentimenti dei bambini, la loro sensibilità, la loro capacità di empatia con il mondo. No, aspetta, rifomulo: a volte SOTTOVALUTO ecc. ecc.
E poi succede qualcosa, un episodio, un momento particolare che mi fa restare interdetta, perché mi rendo conto che dentro quella Principessa logorroica con le treccine c'è un cervello iperattivo, ma soprattutto un cuore che è come il mare a largo della costa: tranquillo o appena un po' increspato in superficie, profondissimo e inesplorato sotto.

Come quella volta, qualche giorno prima di Natale, che le ho cantato per la prima volta Tu scendi dalle stelle, o forse era la prima volta che la ascoltava bene.
Sentire di quel bambino in una grotta al freddo e al gelo che se ne sta lì a tremar le ha letteralmente spezzato il cuore: non ero alla fine della seconda strofa che singhiozzava e mi gridava di smetterla. Canzone bandita da quel momento, tuttora bastano le prime due note per farle fare gli occhioni e scatenare un "no! questa non la voglio sentire!".

Come quella sera in cui, Giulione a letto e Babbo fuori casa, ho avuto la geniale idea di farle vedere l'Era Glaciale e lei ha riso fintanto che c'era Scrat. Poi è iniziato la storia vera e propria, il piccolo che rimane senza la mamma e viene trovato dagli animali: tragedia.
L'idea di un bimbo piccolo senza la mamma (o il babbo) che si prendessero cura di lui l'ha riempita di un'angoscia tale che ha pianto e pianto e pianto fino alla fine del primo tempo, senza riuscire a smettere e allo stesso tempo rifiutandosi di cambiare canale.
Le ho spiegato in tutte le salse che alla fine la storia finiva con il ritrovamento della famiglia, che gli animali trattavano benissimo il piccolo e lo facevano divertire, che gli volevano bene, sono arrivata anche a "è tutto finto, è un cartone! E' una storia, non è vero!", ma niente.
Quello era e rimaneva un bambino senza mamma e babbo, e non c'è niente di peggio.

Come ieri, quando le ho detto che Piumino malaticcio sarebbe rimasto a dormire dalla nonna.
"Ma se non c'è mi manca, come faccio?" ha piagnucolato, e le ho risposto che l'avrebbe visto oggi, non era una separazione così lunga.
E' rimasta in silenzio, guardando fuori dal finestrino per un po'.
Poi mi ha detto "Ma quando una persona muore non la vediamo più. Quando morirà lui sarà terribile".
E ho riso, e le ho detto che lui morirà quando sarà vecchissimo, più vecchio di Babbo Natale e la Befana messi insieme, fra tanto tantissimo tempo. E non so se era la risposta giusta, magari no, e lei mi ha sorriso giusto per non mettermi in (ulteriore) difficoltà.

E a volte mi verogogno, perché mi sento il cuore profondo come una piscinetta gonfiabile, davanti al suo che è come il mare al largo.

lunedì 20 febbraio 2012

Carnevale!


Aspettavamo questo momento da...Carnevale scorso, tipo?
Appena dismesso il tutù da ballerina decidemmo che quest'anno sarebbe stata Pippi (e ogni volta che lei si distraeva e tirava fuori che voleva travestirsi da principessa o da Wynx - mioddio - provvedevo saggiamente a rileggere un pezzettino del libro o rivedre una puntata in tv in modo da riaccendere la passione :-) ).
E Pippi sia!
Maglietta, tunica, calzamaglia e calzettoni comprati in saldo a tre lire, qualche toppa e bottone cuciti qua e là, le obbligatorie lentiggini e treccine...e ovviamente il Signor Nilsson sempre in braccio*.

*Il casting per trovare la scimmia perfetta in effetti ha portato via un po' di tempo.