mercoledì 16 novembre 2011

Piccolo spazio pubblicità

Ecco, ci siamo, la Princi non ha ancora quattro anni e già ondeggia pericolosamente sull'orlo del baratro del più bieco consumismo occidentale.

Ovviamente la signorinella in questione non ha libero accesso alla TV, le sono concessi un paio di DVD a settimana  - le solite pallose Cenerentole e Sirenette, e meno male che si è rivelata amante anche di titoli vintage come la Spada nella roccia e Robin Hood, molto più divertenti (per me, intendo).
Per il resto, niente. A pranzo e cena niente TV, e prima di andare a letto preferisce giocare un po'.

L'unica concessione è Heidi mentre fa colazione, al mattino.
In realtà il fatto è che l'incaricato al trasporto mattutino all'asilo (cioè Babbo) sperimenta qualche difficoltà nella gestione simultanea di entrambi i nani e di se stesso alle 8 del mattino, quindi la trasformazione della bambina in una statua di sale per una ventina di minuti gli fa gioco eccome.

Bastano questi pochi minuti per renderla del tutto schiava delle canzoncine e delle lucette della pubblicità?
Certo, c'è l'asilo, e gli altri bambini, e le amichette streghe, mannaggialloro.

E allora,
- Mamma, io sono Blum
- CHI!?
- BLUM, quella delle Wynx....senti qui: Fiamma del dragooo!
- (Oddio NOOOO)....
- Mamma, Tizia ha la bambola di BLUM, mi compri la bambola di BLUM? E la maglietta di BLUM?

e poi
- Io voglio le bambine...
- ?
- SI DAIII quelle bambine della televisione....quelle che sciano...me le compri?
(ndr: ancora non ho capito cosa siano)

e ancora
- Guaaaaardaaaaaaaaaa (appiccicandosi a una vetrina)!! La bambola della televisione!!!! La vogliooo!!!
- Anna, spiccicati da quella vetrina, la signorina ci sta guardando male...
- Me la compriii? Dai me la compriiiiiii
(ndr: provo a barattare l'orrida bambola con un libro, ma funziona sempre meno)

e via dicendo.

Per dire, io non sono una talebana del gioco steineriano e dei puzzle in legno d'olivo, non sono una purista ascetica che fa il pane in casa e cuce da sola i vestiti per i figli.
Mi piace lo shopping, mi piacciono i centri commerciali luccicanti, a volte cedo alle lusinghe della pubblicità.
Però io sono adulta e riesco (quasi) sempre a regolarmi.
Ma un bambino?

martedì 8 novembre 2011

Confessioni di una madre (poco) giocherellona

Va beh, faccio outing.
Io quando leggo delle mamme che si divertono un casino a giocare per interi pomeriggi con i loro pupi, sedute sul pavimento e circondate di costruzioni, bambole e trenini (meglio se autoprodotti), ecco mi sento un po' una merdina degenere.
Insomma, io non è che ci sia proprio portata.
Lo so, non ci sono scuse che tengano, una brava mamma DEVE giocare con i nani che ha messo al mondo, e deve farlo anche per benino. Io mi impegno, soprattutto con Anna, ma dopo un po' mi ammoscio di brutto.
A mia discolpa posso dire che adoro leggerle fiabe, filastrocche e quant'altro, amo disegnare insieme a lei, mi diverto un sacco a cucinare e pure fare i mestieri con lei (dite che si chiama lavoro minorile?)
Sia come sia, il raggiungimento dell'autonomia nel gioco è stato per me uno dei recenti traguardi più festeggiati...festeggiati nel mio puro cuore di madre, intendo, non è che sto qui a gridare "olè, finalmente ti sei messa a giocare da sola e non mi tiri più per le gonne mugolando GIOCHIAMO ALLE PRINCIPESSEEEEE???"
A parte gli scherzi, ero un po' preoccupata per l'arrivo della brutta stagione: a casa alle 16,30, come sbarcare la serata fino a cena, il più delle volte chiusa in casa con due figlioletti che insieme non arrivano a cinque anni?
Come al solito però la Divina Provvidenza aiuta!
Si siede in salotto circondata dalle sue bamboline, i suoi animaletti, le sue costruzioni e gioca, gioca, gioca....fa le vocette, canta le canzoncine, improvvisa interi racconti e discorsi incredibili fra i vari personaggi (devo, devo, DEVO registrarla). 
E devo dire che questa nuova versione di lei, che si immerge in tutti i possibili mondi della sua fantasia è pazzamente affascinante per me...all'inizio ne approfitto per riordinare la casa, preparare la cena e via dicendo, ma alla fine mi ritrovo sempre appoggiata al muro che la guardo un po' di nascosto un po' ridacchiando e un po' trattenendo una lacrimuccia...perché giocare da soli vuol dire diventare un po' grandi, no?

giovedì 3 novembre 2011

SuperPiumy

Giulio, sei una bestia.
Detto con affetto, eh, ma la Princi ha ragione.
Piumino negli ultimi tempi ha messo su un fisico niente male, e soprattutto ha sviluppato una forza smisurata, tipo supereroe.
Mangia come un bufalo, prediligendo tutto ciò che può sbranare e triturare con i suoi sei denti.
Comunica con il mondo, a volte con una vocina dolce che scioglie il cuore, più spesso con urla disumane che spaccano i timpani a tutto il vicinato.
Gattona alla velocità di un Eurostar, affronta risoluto scale e gradini, si dà al free climbing sui mobili, si sposta usando sedie e altri oggetti come deambulatori e andando regolarmente a schiantarsi contro il muro.

Come ogni baby supereroe che si rispetti però non ha ancora imparato a gestire la sua forza mostruosa!

Tenerlo in braccio è pericolosissimo, il rischio è di beccarsi una manata o un pugno in un occhio, o peggio ancora una testata sul naso (d-o-l-o-r-o-s-i-s-s-i-m-a!).
Nutrirlo è una corsa contro il tempo, perché se il cucchiaino non mantiene costante la velocità desiderata, parte un colpo terrificante che fa volare la scodella nell'iperspazio, con conseguente ri-tinteggiatura dell'intera cucina (in genere infatti alla cena segue la doccia per mamma e bambino).
ESSERE la Princi è di per sè un rischio, in quanto idolo e massimo oggetto del desiderio del piccolo Godzilla: appena è portata di mano lui le dimostra tutto il suo affetto strappandole intere ciocche di capelli e mordendo e pizzicando ogni centimetro di ciccia disponibile.

Sembra un po' il piccolo Obelix caduto nel calderone della pozione magica.

venerdì 28 ottobre 2011

E zucca fu


"Mamma, ma allora siamo delle cuoche braviSSSSime!"
"...sssssì."

Insomma, alla fine con tutte ste zucche di Halloween in giro ci è venuta voglia di mangiarcene una, e siccome l'abbiamo già provata in tutte le salse possibili e immaginabili, abbiamo deciso di fare il salto di qualità e tentare i tortelli di TDC.
Abbiamo sbattuto il recalcitrante Piumino a letto, e poi cotto, frullato, impastato, steso, riempito, arrotolato....e infine spazzolato i nostri tortelli, che esteticamente lasciavano un po' a desiderare, e la pasta era un filino troppo spessa (!!), ma per essere un'opera prima erano niente male.

E mi sono sentita una vera mamma-modello, di quelle che ogni giorno si inventano un'attività creativa/divertente/istruttiva/formativa da fare con i bambini, e non li piazzano mai alla tv, e nel frattempo coltivano l'orto biologico, cuciono gli abiti per tutta la famiglia e fanno la raccolta differenziata degli stuzzicadenti.
Peccato che dopo questa bellissima attività mamma-figlia la cucina era un porcile, la lavatrice gridava svuotamisvuotami, dovevo ancora togliermi gli stivali infangati e il povero Piumy, infilato nel box perché non disturbasse, si era mangiato per disperazione un'intera busta di cartoncino.

giovedì 27 ottobre 2011

Le streghe che fanno ridere e quelle che no*

La Princi alla materna ha tre amichette del cuore con le quali da un bel po' fa comunella. Giocano, chiacchierano, a volte litigano, ma si cercano sempre.
Le maestre sogghignano quando mi indicano quel buffo gruppetto, loro le chiamano Il Quartetto Cetra e più di una volta le ho trovate tutte e quattro sedute in un angolo dopo una ramanzina (in genere perché fanno un casino infernale durante l'ora della nanna): se ne stanno in castigo un po' imbronciate, ma tutto sommato non se ne fanno una malattia....anzi.
Dopotutto una piccola punizione scontata con le amiche del cuore è quasi una festa.
Io le chiamo le streghette.
Ecco le streghette! Che avete combinato oggi?
Loro ridacchiano, si mettono a parlare tutte insieme, mi mostrano un gioco nuovo, le scarpe con i brillantini (embè), una ferita di guerra. Poi trascino via Anna che si rotola a terra urlando "Non è giusto non è giusto, non puoi portarmi viaaaa".
Mi fanno una tenerezza immensa, hanno dodici anni in quattro eppure sono davvero piccole donne: le guardo e mi sembra di vederle fra dieci, vent'anni, ognuna con il suo carattere, il suo sorriso, la sua voce e le amiche del cuore con cui dividere i sogni, i pensieri e le paure.

Sabato scorso, dopo una bellissima giornata passata con le amiche, sul pullman dove viaggio salgono alcune ragazze, evidentemente di ritorno dallo struscio del sabato pomeriggio nel paesotto lì vicino.
Avranno 14, 15 anni e il look tipico dell'adolescente in libera uscita: nel senso, sono vestite tutte uguali, stessa pettinatura, stesso trucco. Ma non c'è niente di male, si sa che a quell'età conformarsi al gruppo è vitale (e ancora mi ricordo le mie turbe quando mia madre mi costringeva a "vestirmi bene"!!!).
Sono giovani, sono allegre, sono belle.
Salgono sul pullman spintonando tutti e parlando a voce altissima: sembrano non accorgersi nemmeno di essere in uno spazio ristretto pieno di gente, loro se ne fregano, bastano a se stesse.
Risate sguaiate e una caterva di parolacce che farebbero impallidire un portuale; pure un paio di bestemmie, che ci stanno sempre bene. Commentano le persone incontrate nel pomeriggio, non risparmiando epiteti da brivido (Signore, fa che fra dieci anni non mi trovi su un autobus insieme a un gruppo di 15enni che parlano di mia figlia!!!) né uscite tipo Io quello là me lo ....
Il peggio però si raggiunge quando sale sul pullman un signore anziano, un po' malmesso e forse anche un po' strano, che riesce a fatica a attraversare il gruppetto per raggiungere un sostegno a cui aggrapparsi e lancia un paio di sguardi insofferenti di troppo.
Se ne accorgono subito e iniziano a prenderlo di mira senza pietà, rese forti, invincibili e spietate dal loro essere tante, vicine, uguali; prima un paio di sgradevoli commenti fra di loro, poi a voce più alta, improvvisano addirittura una canzoncina di scherno.
Il vecchietto le apostrofa in modo altrettanto sgradevole....ma è solo una persona anziana, sballottata in un autobus buio e affollato, disorientato dalle grida di dieci adolescenti.
Fa pena, davvero.
Ma loro non hanno pietà di niente e di nessuno, vedono solo se stesse e un'occasione per divertirsi e testare la loro forza, la loro capacità di sfidare le regole degli adulti (porta rispetto agli anziani).
Sono dieci minuti brutti, e tristi.
Guardo in faccia quella più vicina a me, le dico di smetterla: quella mi volta le spalle, non si girerà più dalla mia parte.

Penso che quel signore potrebbe essere mio padre, fra un po' di anni.
Penso alla Princi, alle sue amiche streghette.
Saranno così fra dieci anni. Saranno così?
Sono ragazzi, i ragazzi sono così. Sono davvero così? Sempre? Per forza?
Sono io che sono diventata un po' bacchettona. Davvero?

*parliamo di streghe, visto che sembra che sia obbligatorio "festeggiare" Halloween, altrimenti non siamo abbastanza moderni e globalizzati.

mercoledì 26 ottobre 2011

La vendetta è un piatto...

Pomeriggio, interno casa.
Marito non pervenuto.
Da brava casalinga disperata, stamani all'alba ho dimenticato di tirare fuori dal freezer il pappone vegetale del Piumy: di conseguenza, sto cercando di estrarre il blocco di ghiaccio dal suo contenitore per scaldarlo, con l'aiuto di un coltello...una roba pericolosissima, sembro la Stone in Basic Instict.
Loro due sono di là, in salotto.
La Princi ha organizzato una festa di compleanno per Biancaneve, alla quale sono invitati Hello Kitty, la famiglia di omettini di legno, gli animali della giungla e pure il Tigro di peluche. Canticchia tutta tranquilla e blatera da sola su chi sposa chi.
Il Piumy si aggira per il salotto gattonando, fermandosi ogni tanto a distruggere o mettere in bocca qualcosa...poi la inquadra, la punta, e si dirige verso di lei risolutamente.
Mi aspetto le sue solite lamentele "Maaaaammmaaaaa portalo via mi da noiaaaaa", invece niente, la sento solo borbottare qualcosa.
Sbircio, sono seduti vicini.
Carini.
Do al Piumy un mestolo di legno per giocare e torno al mio blocco di ghiaccio.

Silenzio.
Sono a portata di orecchio, ma non di vista.
ZAC ZAC, aggredisco il blocco di minestrone.
"Buahahaaaaaaaa!!!!"
"Hey, perché tuo fratello sta piangendo?"
"Niente mamma, ora smette"
Smette davvero.
ZAC ZAC
 "Uahaahahaaa!"
"Che suceeeede?"
"Niente....mestolo"
ZAC ZAC "...che hai detto? Senti, non rubargli il mestolo, tu hai i tuoi giochi"
Silenzio, solo un lieve borbottio.
"BBBUaaaahhh!!!!"
"Annaaaa"
"Giuuulio Giulino che c'è non piangereeee"
"Non toglierli le cose di mano"
"Non gliele tolgo"
Silenzio.
Ancora quel mormorio e
"Uahahahahaaaaaaaaaaaaaaaaaa!"
Stavolta mi precipito.
Sono seduti vicini, lui un po' lacrimoso e con il mestolo in mano, lei con i suoi giochini e la faccetta più innocente del mondo.
"Che succede?"
"Niente mamma"
Torno di là, ma quell'espressione angelica non mi ha convinta manco per niente.
Quatta quatta mi apposto dietro la porta e sbircio.
Lui la guarda adorante, speranzoso.
Lei gli sventola Hello Kitty davanti al naso, lui si distrae, lascia cadere il mestolo.
Lei lo raccoglie, mormora "Così impari"  e  - TOC! - glielo da in testa.
"Buahhhhhhh!"
Rapida come una saetta, gli rimette il mestolo in mano e torna alle sue bambole.
Resisti, Piumino, resisti.
Un paio di mesi e camminerai, e allora sarà una lotta ad armi pari e ti vendicherai.

lunedì 17 ottobre 2011

Occhi, gambe e braccia


Ho portato La Princi alla biblioteca comunale: c'è una splendida sala riservata ai bambini, allegra, tranquilla, piena di cuscini e seggioline colorate e soprattutto di centinaia di libri.
Il sabato mattina un paio di simpatiche ragazze dispongono i nani seduti su un tappeto e leggono favole e storielle: poi, nel laboratorio al piano di sotto, armati di forbici, carta, colori ecc. i bambini fanno un piccolo lavoretto ispirato alle storie appena sentite.
Un paio d'ore divertenti e ben organizzate, e la Princi non vede l'ora che sia sabato prossimo.



Sabato le tate hanno proposto ai bambini di disegnare sul cartoncino il personaggio della favola del giorno, per poi plastificarlo e usarlo per giocare insieme agli altri che saranno fatti nelle prossime settimane.
La Princi afferra un cartoncino rosso e un pennarello, io mi avvicino con l'intenzione di aiutarla disegnando l'ometto che poi lei colorerà.
"Faccio da sola", e stringe forte il pennarello nella manina.
Guardo, aspettandomi uno scarabocchio e invece...ecco la testa rotonda, due braccia lunghe con in fondo le mani (e le dita!), due gambe kilometriche (con piedi in fondo), capelli, naso e bocca, due circoletti al posto degli occhi.
"ANNA!!!! Ma ...è BELLISSIMO!" voglio dire, SEMBRA davvero un omino!!!
"...'spetta....faccio le PUPILLE, le CIGLIA..."



Ma COME, DOVE, QUANDO ha imparato a disegnare?
COME, DOVE, QUANDO le sue manine sono riuscite per la prima volta a districare i soliti scarabocchi incomprensibili e tirarne fuori una figura riconoscibile?
COME, DOVE, QUANDO su un foglio bianco è apparso il suo primo omino con tutte le cose al suo posto?



Dov'ero io? Cosa facevo? Perché non la guardavo? Perché non me ne sono accorta?



Nel piccolo laboratorio della biblioteca, pieno di bimbi e mamme, disseminato di pennarelli e pezzi di carta non riuscivo a smettere di dirle sei bravissima, bravissima e speriamo che nessuno si sia accorto che piangevo un pochetto.